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Esercizio di auto-ipnosi con testo per quarantena Covid 19.

In questo articolo trovate il testo in italiano di un esercizio di auto-ipnosi che ho pensato per questo momento difficile che stiamo attraversando. Non esitate a contattarmi per più informazioni, dubbi o domande.

In un periodo come quello attuale che ci vede da giorni o settimane costretti in spazi limitati, privati della libertà di spostamento, alienati in una quotidianità talvolta difficile da accettare e, infine, bombardati da informazioni divulgate senza ritegno né rispetto per la salute psichica ed emozionale della popolazione, è molto frequente cadere nell’automatismo mentale che ci porta a restringere ancora di più la nostra immaginazione positiva.

Per chi ha già avuto modo di lavorare con me, in ufficio o da lontano, il concetto di immaginazione positiva risulterà familiare. Si tratta di una tecnica semplicissima di focalizzazione mentale e sensoriale su immagini capaci di generare effetti positivi, a livello psichico e fisico.
Il presupposto di fondo è che qualunque pensiero, ricordo, immagine o informazione che intratteniamo, più o meno consciamente, ha il suo risvolto sul nostro umore e, alla lunga, sul nostro stato di salute.
Ogni giorno lasciamo che una lunga serie di pensieri triti e ritriti, da cui non nasce nulla di buono, ci accalappi e imprigioni in un vortice di sensazioni negative.
Alle persone che mi dicono “in realtà l’ipnosi non è che effetto placebo”, rispondo “sì, è vero, ed è lo stesso identico effetto placebo che è stato capace di generare in lei i problemi per cui ora si presenta da me! Se un immagine ricorrente negativa ha avuto il potere di generare talmente tanta sofferenza, perché non innescare un’immagine positiva che possa avere l’effetto placebo opposto?”.

A questo riguardo e tenuto conto della situazione complessa che stiamo vivendo, vorrei proporvi in questo mio articolo un breve e semplice esercizio di auto-ipnosi.

Questo esercizio ha come obiettivo di contrapporsi alla restrizione della nostra immaginazione positiva, ampliando il nostro spazio-coscienza e riconnettendoci a sensazioni ed emozioni capaci di trasportarci aldilà dello sterile scenario che oggi limita la nostra sensibilità.
Come per tutti gli esercizi di auto-ipnosi e le sessioni di ipnosi indotta dall’esterno, non è richiesta alcuna esperienza né preparazione.

Assicuratevi di avere ritagliato per questa attività almeno una mezz’ora del vostro tempo durante il giorno, in un punto della casa in cui potrete restare quanto più possibile indisturbati e sentirvi più a vostro agio per sprofondare in uno stato di coscienza alterato (o “andare tra le nuvole”, “perdervi nei pensieri” se preferite).
Sedetevi comodamente e preparatevi, con un grande inspiro, a leggere quanto segue, dall’inizio alla fine. Potete leggere mentalmente o a voce se siete soli, oppure mentalmente, ciascuno per sé, se l’esercizio è svolto in coppia o in gruppo. Modificando il soggetto del testo potrete anche leggere questo esercizio a qualcun altro, prendendo voi il ruolo dell’ipnotizzatore.
Non è importante soffermarsi sul senso di ogni frase.

NB: per il vostro bene e quello di chi vi sta intorno, non eseguite l’esercizio mentre state guidando o svolgendo attività che richiedono la vostra totale attenzione e concentrazione o se avete tendenze psicotiche diagnosticate o latenti.
Per altre informazioni e video-sessioni, potete scrivermi alla pagina contatti.


Testo dell’esercizio:

Da questo preciso momento in poi, mi concedo del tempo per me, del tempo nel tempo che ho a disposizione, e mi permetto senza remore di alienarmi dal tempo che sto vivendo e di trovare all’interno di me stesso uno spazio tranquillo e ovattato in cui poter prendere cura della mia parte più creativa. E tutto ciò, mentre la parte più razionale di me resta silenziosamente vigile, pronta a permettermi di reagire con facilità e lucidità a qualunque necessità dovesse occorrere da qui alla fine di questo esercizio.
Non saprei dire quando ho iniziato ad accorgermi di come ogni parola di questo testo… proprio così… ogni lettera che i miei occhi attentamente e sempre più lentamente scorrono… contribuisca a creare in me, da qualche parte all’interno di me… questo spazio ideale, il migliore scenario possibile, affinché io possa ricevere da questa esperienza, a modo mio e con i miei tempi, in una volta sola o a più riprese… tutto ciò che di benefico, positivo e confortante si trovi in questo testo. Forse nascosto tra due o più frasi articolate che ho già passato, o magari nel suono vocale o mentale della mia lettura. Indipendentemente da dove e in che modo io trovi ciò per cui mi sento di arrivare fino in fondo a questo testo… e soprattutto… senza che io debba sforzarmi di comprendere e memorizzare ciò che i miei occhi forse già annoiati leggono… una parte di me sta già immagazzinando le informazioni necessarie.
Può anche essere che.. ora o qualche riga più avanti, io mi accorga che il mio respiro rallenta o si approfondisce e… mi chiedo se ho mai pensato prima che la forma delle lettere dell’alfabeto che i miei occhi sorvolano avesse il potere di generare in me una leggerezza… pari al peso di una nuvola bianca… di una piuma… di un pensiero sereno… dell’immagine di un luogo, ecco… un luogo che mi piace particolarmente… un luogo che conosco come le mie tasche… o che ho visitato una sola volta… oppure che la mia mente trova il modo di inventare in questo istante, nei buchi lasciati tra le lettere di ogni parola in ogni frase.
Mentre lascio che l’immagine di questo luogo particolare venga a me e rimpiazzi lo sfondo del testo, mi diverto a definirne i dettagli. Mi soffermo un attimo sul colore che in questo luogo così piacevole ha il cielo quando fa giorno o quando fa notte, quando è terso o nuvoloso; percepisco in maniera volatile o vivida la temperatura dell’aria sulla mia pelle, mentre mi inoltro in quel luogo e mi sento perfettamente a mio agio, un po’ di più ad ogni respiro… perfettamente al sicuro. Gli elementi della natura, piccoli o grandi che siano… il suono e la sensazione dei miei passi sul terreno sotto i miei piedi… la delicatezza di quel che riesco a toccare con le dita
Mentre mi sto dando il permesso di scivolare con tutti i miei sensi in questo luogo, che mi accoglie e mi trasmette serenità, mi domando da dove sgorghi la sua immagine così nitida o sfocata… se provenga dalla mia mente… dalla mia testa… e se lì risieda. Oppure, se sia qualcosa di più fluido ed evanescente… come il mio respiro che passa per il naso o la bocca e circola in tutto il mio corpo, senza mai poter dire dove si trovi con certezza.
Magari è proprio ora… ora che sento il mio respiro… che mi accorgo di poter immaginare o “pensare” questo luogo così bello un po’ più nel collo e nelle spalle… e che posso sentire come e a che velocità i muscoli di queste zone si rilassano… automaticamente… man mano che accolgono, senza obblighi di nessun tipo, il paesaggio e la sua calma. Con ogni respiro, uno o più elementi rassicuranti del mio luogo scivolano lungo le braccia, per rilassarle. E più le braccia si rilassano… più il torace fa lo stesso e ogni centimetro della mia pelle si avvolge in un’aura di protezione e conforto.
Se porto la mia attenzione alle gambe, su tutte e due contemporaneamente, o una prima dell’altra, mi rendo forse conto del loro peso… che diventa sempre più leggero via via che anch’esse accolgono l’idea di trovarsi nel luogo pacifico che mi circonda. E con ogni passo immaginato al ritmo di ogni espiro, anche i muscoli delle cosce e dei polpacci si rilassano sempre più, autonomamente… senza che io non debba fare nulla perché ciò avvenga.
Quando anche i miei piedi si sentiranno leggeri e avvolti nell’energia rassicurante di questo spazio che dal nulla ho saputo creare all’interno di me, con la gentilezza di cui sono capace, immagino, sento o creo una connessione con il mio inconscio. Lo faccio per potergli porre alcune domande, qui, nella calma e nella tranquillità del mio luogo preferito. A queste domande il mio inconscio risponderà, dopo che il mio corpo avrà raddoppiato il suo rilassamento. Magari a seguito di un grande ispiro… o due… o tre… magari dopo essermi immaginato/a prendere posto in un angolo preciso del mio luogo sicuro e stendermi come per fare un pisolino… e vedere le mie palpebre chiudersi delicatamente e… sognare… sognare che una parte di me potesse sentirsi libera di fare qualcosa di immensamente positivo per me.
Se in questo sogno io potessi lasciarmi trasportare da qualche parte, più in là, in un futuro vicino, al momento esatto in cui riceverei una notizia stupenda… forse la notizia che stavo aspettando, che tutti stavamo aspettando da giorni, settimane… mi accorgerei ora di come sarebbe ricevere questa notizia favolosa…?
E se riuscissi a percepire in quale momento della giornata, nel mio sogno, mi sentirei più felice di ricevere questa notizia…?
Se potessi spingermi fino al punto di scommettere come questa notizia giungerebbe fino a me…? E quale sarebbe la mia prima reazione…?
Saprei dire quale parte del mio corpo sognante si sentirebbe più coinvolta…? In che modo me lo farebbe capire…?
E se questo sogno potesse anche solo fiocamente permettermi di vedere quale sarebbe la prima cosa che farei, che organizzerei, o che butterei via, dopo aver ricevuto la bella notizia…?
A chi trasmetterei a mia volta la notizia…? E in che modo…?
E se potessi, a tutti gli effetti, restare in questo sogno ancora un po’, qui dove nel sonno i secondi racchiudono minuti e i minuti ore e le ore intere giornate e settimane… restare il tempo di permettere al mio inconscio di approfondire e memorizzare i dettagli migliori, quelli più divertenti, quelli più toccanti…? Senza limiti, senza giudizi…
Man mano che i miei occhi stanchi si avvicinano all’ultima parola di questo lungo e confuso testo, la mia immaginazione si apre sempre di più e mi permette di ricevere, di creare al mio interno lo scenario piacevole del sogno che sto già sognando, al quale sento di appartenere e di cui voglio assolutamente fare parte.
E quando i miei occhi affaticati dalla lettura avranno scorso l’ultima parola del testo, potranno chiudersi, come hanno già già fatto in un’altra dimensione, per trovare dietro le palpebre, ad un livello ancora più profondo e indisturbato, la ricchezza di tutto ciò che di positivo il mio inconscio ha deciso di regalarmi.
Con ogni inspiro mi arricchirò sempre più delle sensazioni e delle emozioni positive che mi accompagneranno nelle ore e nei giorni successivi e con ogni espiro lascerò alla parte più saggia e fiduciosa di me il compito di alleggerirmi, liberarmi da tutto ciò di cui non ho più bisogno, che non è più utile né benefico per me ora.
Quando mi sarò concesso/a di approfittare di qualche minuto di pace e, così facendo, avrò lasciato libero il mio inconscio di concludere questa esperienza, qualcosa mi farà capire che sarà il momento di riaprire gli occhi e, piano piano, muovere le dita delle mani, sentire i piedi sul pavimento… per ritrovare infine tutto il contatto con il mio presente e lo spazio-tempo nel quale mi trovo…
A quel momento, solo quando mi sentirò pronto/a, mi alzerò e continuerò la mia giornata in perfetta forma, grato/a nei confronti di me stesso/a per essere entrato/a in connessione con la mia immaginazione positiva e tutte le sue risorse che in me agiscono concretamente.

E questa è l’ultima parola.



L’immagine in evidenza è di proprietà di Elia Colombo http://www.gebe.it ed ogni riproduzione non autorizzata sarà punita ai sensi della Legge 633/1941 sul diritto d’autore (Copyright)

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